LICEO G. PEANO • TORTONA classico • scientifico • linguistico • scienze umane
Via da lì

Storia appassionante e tragica del “pugile zingaro”

Teatro civico. Buio in sala. Musica dal ritmo forte a volume assordante, da discoteca. Quattro pannelli su cui si proiettano immagini di pugilato, tra cui campeggia il volto del grande pugile Mohammed Alì- Cassius Clay.

Un uomo simula un incontro di boxe. Si presenta è Johann Trollmann detto Rukeli, un boxeur sinto, uno zingaro, che ebbe la sfortuna di nascere in Germania durante il dilagare del nazismo.

Dialoga con Cassius Clay a cui è attribuita l’introduzione del “gioco di gambe” nel pugilato. In realtà l’inventore fu lui, Rukeli. Di etnia sinti, ha la danza, la musica nel sangue e la boxe,che pratica come gioco fin da bambino, e nella boxe inserisce quel movimento, quella danza, quella leggerezza anche a costo di sentirsi umiliato e schernito: è lui il vero “inventore” della nuova tecnica che lo porta a diventare un pugile professionista, campione dei pesi medi. Anzi, no, non campione riconosciuto ufficialmente: la conquista del titolo viene annullata con motivazioni legate alle sue movenze da “ballerino”, mentre la grande Germania voleva il pugile come simbolo di uomo forte, virilmente piazzato sulle gambe, tetragono sotto i colpi dell’avversario: simbolo insomma della forza e superiorità della razza ariana. E Rukeli ariano non era. Deportato in un campo di concentramento, costretto a combattere in condizioni disumane e soprattutto costretto a non vincere, un giorno sente rinascere dentro di sé lo spirito combattivo, l’orgoglio di essere qualcuno e non un numero e reagisce mettendo KO il suo avversario.

Facile immaginare quale sia stata la sua fine.

A pochi giorni dalla celebrazione della Giornata della memoria questa storia vera e incredibile insieme ci in cui si intrecciano sport, successo, politica, Storia, passione ci racconta in modo originale una delle più grandi tragedie: il genocidio di intere etnie, culture e diversità ad opera dei nazisti. Una storia che parla di come lo sport riesca a farci crescere e cambiare, di cosa voglia dire convivere con la propria identità e diversità, di come un sogno possa sfidare i pregiudizi.

 


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