Polvere umana

Due figure incappucciate sulla scena con una candela in mano, si muovono come automi e cominciano a recitare, mimandolo con le mani, una frase banale e allo stesso tempo incomprensibile: “Ha tre punte il mio cappello, se non avesse tre punte non sarebbe il mio cappello”. Sono parole riportate da Primo Levi ne “La tregua”, parole che un gruppo di attori improvvisati, durante un momento di svago in una delle cittadine tappa del lungo viaggio di ritorno da Auschwitz, recitano in modo ossessivo, rappresentando così il simbolo della drammatica condizione spersonalizzante del campo di concentramento. Una follia, dolorosa e tragica, scatenata da uomini, dotati di ragione, su altri uomini, incolpevoli, che sono stati deportati e uccisi nel tristemente famoso lager polacco. La cattura, il viaggio sul treno, in vagoni freddi, scomodi, schiacciati gli uni agli altri senza la possibilità di sedersi o riposare, il momento della separazione dai propri cari, la fame devastante che rende dimentichi di ogni morale o umanità, il lavoro duro spesso senza senso, la fatica devastante, la malattia, la morte: tutto questo è stato raccontato agli studenti del Liceo G. Peano di Tortona nello spettacolo “Polvere umana”, messo in scena al Teatro civico di Tortona dalla Coltelleria Einstein il  25 gennaio in occasione della Giornata della Memoria. Con tocchi delicati ma eloquenti, sottolineati da una voce fuori campo che commentava le scene attraverso le parole di Primo Levi, lo spettacolo ha coinvolto e commosso studenti e docenti, aiutandoli a non dimenticare questo momento buio della storia dell’umanità perché “Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo”

 


Pubblicata il 14 febbraio 2018