Il circolo di lettura – intervista a Francesca Ottobelli

pubblicato da FiloSottile il 27 aprile 2012

a cura di Valeria Tanzi

1) Come nasce il circolo di lettura?
 
Il Circolo di lettura è nato un paio di mesi fa, in un pomeriggio abbastanza inutile, più come un’idea lontana, uno scherzo tra me ed Elisa Piella, infatti l’una senza l’altra non avrebbe mai avuto il coraggio di proporre l’idea e di perseguire questo progetto. Sinceramente non ci saremmo mai aspettate di mettere in pratica la nostra idea in modo così immediato e sopratutto che venisse valutata così positivamente dal preside.
A volte se si ha voglia di coltivare una passione ci si concentra su sé stessi, la funzione principale del Circolo è quella di creare una collettività tra studenti ed individui differenti, accomunati dalla loro passione per la lettura, concentrandosi sul dibattito e sul confronto al fine di incrementarla.
 
 
2) Come si svolge una vostra riunione-tipo?
 
A causa della scarsa informazione di cui è vittima purtroppo il nostro istituto vorrei innanzi tutto dire che, anche se alcuni incontri hanno già avuto luogo, il Circolo è aperto a tutti coloro che hanno un’ora di tempo tra l’una e mezza e le due e mezza. Noi ci incontriamo due volte al mese, in cui a turno ognuno di noi porta un libro, il suo preferito, quello che ha appena finito di leggere o nel quale semplicemente ha trovato qualcosa di interessante che ha il desiderio di condividere. La persona in questione solitamente alterna a delle notizie sul libro e sul suo autore delle brevi letture, le quali vengono approfondite se l’interesse del gruppo lo richiede. La tendenza è di vedere la presentazione come un’interrogazione, anche a causa della presenza di una prof, ma il significato vuol essere l’opposto: siamo un gruppo di ragazzi amanti della lettura che tranquillamente si scambiano opinioni e la prof è una partecipante esattamente a livello degli altri :)
 

3) Quali sono i vostri progetti futuri?
 
Il Circolo sta vivendo ora i suoi albori, gli incontri fino ad ora sono stati un paio ed i nostri progetti inizialmente si limitavano a conservare la speranza che le persone continuassero a partecipare e che l’idea non sprofondasse andando a finire da nessuna parte. Ma a quanto pare siamo stati fortunati: le ragazze di Namastè, che hanno aperto la nuova libreria poco lontano dal liceo, ci hanno accolto nel nuovo locale, più spazioso di quello precedente, che dal nove febbraio ci ospiterà spero per tutti gli incontri fino alla fine dell’anno. I nostri progetti inoltre comprendono anche la scrittura: l’intraprendentissima prof Serra, la quale partecipa agli incontri assieme a noi, si è impegnata fin da subito a cercare dei concorsi di scrittura ai quali possono partecipare tutti coloro che lo vorranno, magari offrendoci il privilegio di leggere ad uno dei nostri incontri il suo scritto.
Infine il Circolo ha finalità di condivisione ma anche di offrire opportunità e fiducia a chi vi partecipa. Senza alcuna pretesa si cerca di creare un ambiente simpatico, nuovo e rilassante per chi ama la lettura :)
 

4) Hai voglia di consigliarci un libro?
 
Mi sento di consigliare un libro in particolare che mi fa sorridere ogni volta che lo rileggo, e che Elisa ci ha fatto l’onore di presentare in un incontro: Come un Romanzo, di Daniel Pennac. Questo è un libro che fa riflettere sulla lettura portando di conseguenza chi legge a commuoversi, se già lettore, e a far sorgere la curiosità in chi invece la lettura non la ama oppure, semplicemente, la ignora. Si legge in un pomeriggio, come è proprio dei libri di Pennac, è simpatico e leggero, penso non ci sia libro migliore da consigliare quando si parla di lettura in quanto tale :)

Agorá n° 3

pubblicato da FiloSottile il 27 aprile 2012

Lo so, è un po’ che siamo usciti, ma qui ad Agorá stiamo tutti affondando negli impegni e ci sono grandi cambiamenti nell’aria ;D

Anno XXIII – Numero 3
IngrandisciScarica il PDF

Agorà 2012 n° 1 e 2

pubblicato da FiloSottile il 10 gennaio 2012

Ecco i PDF dei primi due numeri del 2012!

Numero 1
IngrandisciScarica il PDF

Numero 2
IngrandisciScarica il PDF

Parliamone

pubblicato da FiloSottile il 21 ottobre 2011

In seguito alle discussioni avvenute in assemblea circa il progetto di inglese a livelli, qual è il punto di vista della professoressa Fadel?

Credo vi sia parecchia confusione sulla realizzazione del progetto di insegnamento della Lingua Inglese per livelli: è stato infatti affermato che la sperimentazione in atto nelle due prime classi del Liceo Linguistico fa seguito ad un progetto presentato nelle sedi opportune dai rappresentanti della componenente studentesca del Consiglio di Istituto lo scorso anno scolastico. Per quanto mi risulta ciò non corrisponde a realtà: è vero che nel programma elettorale dello scorso anno una o più liste avevano avanzato proposte in tal senso, ma tali erano rimaste. Nessun docente era stato convocato nè erano stati chiesti pareri o consulenze sulle modalità di attuazione, nè era stata redatta una bozza di progetto o di orario. La proposta è rimasta irrealizzata e non più ripresentata.

La sperimentazione appena partita sulle classi prime del Linguistico fa seguito ad un progetto ideato, e discusso in sede di riunione docenti di lingua e con la consulenza della madrelingua di inglese, per ovviare, senza spese da parte della scuola e dei genitori, alle normali differenze di livelli di competenze che si riscontrano all’ingresso. Nulla ha a che vedere con la proposta dei rappresentanti di cui la sottoscritta e le colleghe della stessa disciplina non erano state informate (la campagna elettorale riguarda gli studenti e non i docenti). E’ un progetto assolutamente nuovo la cui durata prevista è di 4 mesi, realizzabile grazie alle variazioni di orario che consentono lezioni in parallelo sulle due classi, e che verrà monitorato in modo sistematico dalle tre docenti coinvolte mediante test strutturati e prove semistrutturate di raggiungimento livelli.

Senza nulla voler togliere alla lucidità in materia di didattica dei Rappresentanti di Istituto, mi domando come possa essere possibile per uno studente avere l’esperienza necessaria per formulare qualcosa che vada al di là di una semplice proposta o suggerimento, risulta quindi assurdo poter ipotizzare che due insegnanti titolari e una madrelingua di provata esperienza e dotate delle conoscenze teoriche necessarie, possano avere bisogno di essere

In seguito alle discussioni avvenute in assemblea circa i tornei sportivi, qual è il punto di vista della professoressa Mensi?

Purtroppo non ero presente all’Assemblea, ma ho letto su diversi volantini di propaganda, i punti relativi all’argomento.

Intendo precisare innanzi tutto che l’organizzazione dei Tornei Sportivi è competenza dei docenti di Scienze Motorie e sportive oppure di docenti di altre discipline appassionati di sport, che, organizzando, ne sono i SOLI RESPONSABILI. Gli alunni, e quindi neanche i Rappresentanti di Istituto eventualmente eletti, non possono assumersi la responsabilità di gestire attività sportiva all’interno dell’Istituto AUTONOMAMENTE.

Al Peano per l’anno scolastico 2011/12 sono in programma 2 Tornei di Pallavolo(3×3 femm e masc / 6×6 misto per classi) e 2 di Calcio a 5 (femm e masc).

Al Liceo le due Palestre sono occupate tutti i giorni dalle ore 13.30 alle 17.30 con un offerta di sedute di allenamento di 12 diverse attività sportive; il “G.Peano” partecipa ai Giochi Sportivi Studenteschi, che iniziano con le gare contro il “Marconi” e proseguono nelle varie fasi(Distrettuale, Provinciale, Regionale,Nazionale) con ben 20 Squadre Rappresentative nei diversi sport. Vengono organizzati uno Stage sportivo sulla neve per Sci Alpino e Snowboard, e uno al mare per il Beachvolley, beachtennis, beachsoccer, windsurf e tiro con l’arco.

Devo dire che le proposte sui volantini risultano molto vaghe.
Posso ipotizzare che si riferissero all’organizzazione di gare sportive con le altre scuole della città….
Eventi come (cit. per esempio) “Partita di calcio di fine anno contro il Marconi”, sono ingestibili per i docenti: esperienze precedenti hanno già segnato in modo fortemente negativo, anche a causa di infiltrazioni di individui esterni, sconosciuti ai due Istituti, dal comportamento imprevedibile ed agressivo, che gli insegnanti non possono minimamente controllare o contenere.

Ritornando all’offerta del Centro Sportivo Scolastico, è palese la varietà e la quantità delle attività.

Personalmente aggiungo che al pomeriggio poi… bisognerebbe …MAGARI ANCHE UN PO’ STUDIARE!

Agorà – speciale elezioni 2011

pubblicato da FiloSottile il 14 ottobre 2011

Eccovi il consueto speciale elezioni di Agorà, con le risposte delle liste alle nostre domande ed i volantini con i programmi.
Mancano i volantini delle liste 3 e 4 poiché sono stati aggiunti in fase di stampa. Ci scusiamo con queste liste; aggiungeremo i loro volantini appena possibile.

IngrandisciScarica il PDF

Agorà n° 3

pubblicato da FiloSottile il 12 luglio 2011

Ecco a voi il terzo numero del 22esimo anno di Agorà.
Nuovo impaginatore (;D) e nuova veste grafica!

IngrandisciScarica il PDF

Intervista: due anni in un collegio internazionale

pubblicato da FiloSottile il 25 febbraio 2011

a cura di Francesca Bruschi

Prima di tutto:

1. Chi sei? Silvia Devecchi
2. Quanti anni hai? 21
3. Di dove sei? Tortona
4. Dove hai frequentato le superiori? Ho frequentato il liceo classico al Peano fino alla terza superiore e poi quarta e quinta nel collegio internazionale UWC of the Adriaitic a Duino, vicino Trieste.
5. Cos’ è un collegio internazionale? È una scuola aperta a ragazzi di tutte le nazionalità, dove si studia principalmente in lingua inglese, chi vi si iscrive impara a andare oltre tutte le divisioni di razza,storia, cultura, ricchezza, religione,condizione economica e credo politico
6. Chi si può iscrivere? Tutti gli studenti tra i 16 e i 17 anni e mezzo che vogliono frequentarvi gli ultimi due anni di scuola prima dell’università.
7. Cosa si studia? Il piano di studi è personalizzabile, si scelgono materie umanistiche artistiche e scientifiche a diversi livelli
8. Come mai hai deciso di iscriverti? È molto difficile rispondere, in terza ho deciso di iscrivermi perché nutrivo il desiderio di fare nuove esperienze. Non dovevo scappare da nulla, ma sentivo che mi mancava qualcosa, che volevo conoscere, e avevo bisogno di una spinta
9. Come hai fatto ad essere ammessa? Dopo aver fatto richiesta ho superato delle selezioni che comprendevano prove scritte sulle mie conoscenze, un colloquio individuale e diverse attività di gruppo, solo queste selezioni sono state una esperienza bellissima che mi ha permesso di conoscere persone interessanti.

A scuola:

10. Qual è stato il primo impatto con l’ambiente? Ho subito notato che tutto era diverso, la prima sera ci siamo seduti in mezzo a una piazza a suonare la chitarra con un ragazzo belga
11. Hai conosciuto subito qualcuno? Certo, era impossibile sentirsi soli
12. Dove vivevi? Con chi? In una residenza della scuola, il primo anno la mia coinquilina era una modella bulgara che la notte si alzava e sgranocchiava roba da mangiare in camera (una cosa che odiavo), poi il secondo anno abbiamo avuto la possibilità di scegliere noi le compagne di stanza ed ero con una Spagnola, (che è diventata una delle mie migliori amiche) una Canadese e una Finlandese.
13. Era difficile seguire le lezioni? Non molto, si parte sempre da un livello base, solo i primi tempi era difficile prendere voti alti
14. Com’era il rapporto con i professori? Tutt’ altro che formale. I prof vivevano nella nostra stessa residenza, erano quasi tutti giovani e ci seguivano molto da vicino

Oltre allo studio:

15. Quali attività praticavate? Ogni studente si dedica, oltre allo studio, ad attività sportive, artistiche e di volontariato. Io praticavo per esempio nuoto e sci di fondo, mi interessavo di un laboratorio di ‘scrittura creativa’ e per il volontariato mi dedicavo agli anziani sia andando nelle case di riposo sia a casa loro.
16. Come trascorrevi i tuoi sabato sera? In tanti modi. C’erano quei sabato in cui si organizzavano feste di compleanno o spettacoli, oppure si andava a Trieste , al porto, a suonare la chitarra e quelli in cui si rimaneva a casa a studiare.

Al rientro a Tortona:

17. Come hai reagito al ‘ritorno alla normalità’? a dire il vero ci sono tornata per molto poco, perché mi sono subito messa a lavorare e poi ho cominciato l’università. Inizialmente, mi sono sentita un po’ sola pensando che nessuno poteva comprendere quale fosse stata la mia esperienza e mi mancavano i miei compagni.
18. Hai ritrovato i tuoi vecchi amici? molti sì, le persone che conoscevo due anni prima erano mutate e alcune amicizie sono diventate, devo dire, anche più forti
19. Sei rimasta in contatto con chi hai conosciuto a Trieste? Assolutamente sì, il mio migliore amico di Milano (che ora studia a Cambridge) è sempre in contatto con me e anche se ci vediamo poco ogni volta penso che la nostra amicizia non sia cambiata per niente
20. Adesso dove e che cosa studi? Studio Relazioni internazionali e Storia Moderna alla St Andrews University in Scozia
21. In che modo questa esperienza ti ha aiutato nelle tue scelte? Mi ha dato il coraggio e l’umiltà per mettermi in gioco

Qualche domanda extra:

22. Sbaglio o anche tu scrivevi per Agorà? Eh già, sono stata direttrice nel mio ultimo anno di Liceo Peano
23. Di che genere di articoli ti occupavi? Un po’ di tutti i generi, uno che ebbe diverso successo fu quello su ‘’come copiare in classe’’
24. Dopo aver cambiato scuola hai continuato a coltivare il tuo interesse per il giornalismo? Certo, sono stata direttrice anche del giornale del collegio e scrittrice per ‘’Il Piccolo’’ di Trieste. Ho fatto corsi di giornalismo e sono corrispondente della Scozia. Spero di poter fare quello nella vita

Per concludere la nostra intervista:

25. A chi consiglieresti di iscriversi a una scuola internazionale? Perchè?
Bisogna essere motivati, lo consiglio a chi se la sente di essere uno ‘’sfigato’’ e di
mettersi in gioco. Lo consiglio perché se si sopravvive ad un esperienza simile si
diventa più forti. Vale la pena di tentare perché anche solo partecipare alle selezioni
è un esperienza unica.

Il Vangelo secondo Sem – continua

pubblicato da FiloSottile il 22 dicembre 2010

Quattro chiacchiere con Lorenzo Semino, tortonese, maestro di snowboard, medaglia di bronzo alle Universiadi, personaggio di umorismo e spirito inarrivabili.
continua da pagina 11-12 del numero 2 del 2010
a cura di Adriano Gatti

Da noi il ruolo di rappresentante è preso molto più sul serio, a volte fin troppo. Ti sarebbe piaciuto fare il Liceo?

No, ma solo perché all’epoca ero in fissa con la meccanica, smontavo qualsiasi motore avessi sotto mano, quindi il perito era la scelta naturale per me. Nulla contro il Liceo, ma Marconi a vita!

Sarà stato anche merito dei capelli se non passavi inosservato….

In principio fu il cespuglio, l’ho lasciato crescere selvaggio per quattro anni, poi le treccine una volta al mese (la foto sulla carta d’identità conferma! n.d.a.), una rottura farle ogni volta ma che stile! Ora ho messo la testa a posto in tutti i sensi ma mio padre era seriamente preoccupato, per non parlare di tutti quelli che si ostinavano a chiedermi le cartine…

Discorso ragazze. Con lo snowboard e tutto presumo sarà stato difficile trovare qualche spazio libero.

Il tempo per quello si trovava sempre! Non mi dispiaceva darmi da fare e lo snowboard devo dire che qualche volta era parte integrante del fascino, ma principalmente puntavo a farle ridere.
Prima e dopo. A volte anche durante.

Tattica interessante. E dopo aver finito la scuola?

Finisce la scuola, si inizia a fare sul serio. Sono entrato a far parte della squadra dell’Esercito per continuare ad allenarmi, sono diventato riserva della nazionale italiana. Hai presente Razzoli (campione olimpico di slalom nello sci alpino a Vancouver 2010 n.d.a)? Per un po’ eravamo in camerata assieme. Certo mi è dispiaciuto tagliarmi i capelli, i miei soci mi hanno un po’ schernito ma la loro faccia quando ho detto che percepivo uno stipendio mensile mi ha ripagato appieno. Clamorosi!

Però la maggior parte delle spese rimanevano comunque a carico tuo giusto?

L’Italia da questo punto di vista fa schifo. Perché un atleta professionista a livello di nazionale deve pagarsi vitto, alloggio e skipass quando con tutto il rispetto un calciatore dilettante piglia 3000 euro al mese? Un anno ho fatto da apripista alle Olimpiadi, ma nel frattempo ho speso 15000 euro per allenarmi! In Italia o pratichi uno sport che ha visibilità o ti attacchi, trovare gli sponsor è difficilissimo. Quindi rispetto per le pallavoliste, che anche loro non se la passano tanto bene.

Rispetto, certo. I paesi dove invece lo snow è più sentito e che tirano fuori gli atleti migliori?

Stati Uniti e Francia sono inarrivabili, ma d’altronde zero interesse= zero soldi. Pensa che un anno eravamo sponsorizzati dalla Rai: mai che abbia trasmesso una prova di coppa del Mondo dove eravamo impegnati!

Invece facendo il maestro?

Prendi bene, ma soprattutto ti pagano per fare quello che ti piace, il che per me è una cosa fantastica. Però dura poco perché molti maestri d’estate sono chi contadino, chi muratore, chi altro. Io stesso lavoro nell’azienda agricola di famiglia ma ho avuto la fortuna di essere preso come rappresentante per un’azienda che ovviamente si occupa di attrezzature per lo snow.

Il prossimo livello?

Istruttore, ovvero il maestro dei maestri. Troppo difficile l’ esame ma mi consolo perché sarà a Livigno, il posto più figo d’Italia.

Le più grandi soddisfazioni?

Sono pieno di soddisfazioni! Anche esigente però, per esempio quando ho superato l’esame da maestro, e su duecentocinquanta l’abbiamo passato in dodici, non mi importava più di tanto: il mio obiettivo era andare alle Olimpiadi!

Ora che insegni rivaluti il ruolo dei professori?

Guarda, mai avuto contrasti con i proff, anche perché capivano che non ero uno sbandato che andava a sfondarsi ma un ragazzo che seguiva la sua passione. Il lato più bello è allenare, non fare il maestro, sono due cose diverse.

Quali sono le differenze?

Allenare significa seguire la crescita di un atleta, passo dopo passo, c’è rapporto umano e riesci a trasmettere la tua passione, se fai il maestro al turista occasionale che non rivedrai mai più in vita tua beh, tanto vale andare a lavorare al supermercato!

Sei spesso lontano da casa per il tuo lavoro, che poi è anche la tua passione come hai ribadito. Per la tua ragazza è dura?

Ragazza e futura moglie, aggiungerei! Non credo che non le pesi ma mi capisce in tutto e per tutto perché anche lei è un’allenatrice quindi fa parte del mio stesso mondo.

Arriverai in tavola al matrimonio?

Magari! Però è a Giugno quindi salvo nevicate fuori stagione…

Hai un idolo in particolare?

Shaun Palmer, praticamente una leggenda! Oltre a vincere con lo snowboard è un mostro anche con mountain bike, motoslitte e credo anche nel motocross. Praticamente inarrivabile!

In molti rinunciano al sogno di diventare atleti professionisti. Tu dove hai trovato gli stimoli per andare avanti?

Del mio anno a Tortona eravamo in quindici promesse dello sport, indovina chi è l’unico che ce l’ha fatta? Per vari motivi hanno gettato la spugna, io ho tenuto duro perché semplicemente sentivo di voler ottenere il risultato. Spero di essere un esempio positivo per i ragazzi e vorrei lanciare un messaggio: se ci tieni davvero, se sei in botta per lo sport, se sei veramente motivato, allora non bisogna arrendersi perché con i sacrifici puoi diventare quello che sogni.

La cosa più stupida che si può fare in Snowboard?

Fuoripista scellererato! Fare staccare una slavina è veramente niente, in ghiacciaio poi…alcuni li trovano piegati al contrario.

La cosa più furba invece?

Sembra banale ma è sicuramente prendere lezioni. Molti fanno di testa loro ma nessuno nasce imparato, se hai i mezzi giusti fai meno fatica, ti diverti di più e rischi meno di farti male.

Qualcuno ti hai mai detto “o me o lo snowboard”?

Come no! Però tempo di far finire la frase ed ero già sullo skilift!

A casa tua quando senti: ”tutti a tavola”?

Ahah! Mi ci fiondo subito! Mangiare è importante. (ride)

Il Natale attraverso gli occhi di un adolescente

pubblicato da FiloSottile il 22 dicembre 2010

È tornato quell’involucro di chiara luce per le strade. È tornata la voglia di mischiare cielo e terra con uno sguardo. È tornato quel particolare calore nelle case, si vedono luci ovunque, sorrisi e canti, è Natale. Basta cercare scuse per regalare un abbraccio, ora non ne avete bisogno. È Natale, camminate pure per le strade con il viso rivolto verso il cielo, ripieno di pigmenti luminosi, fattevi accarezzare il volto dal fresco vento e dai minuscoli fiocchi di neve, intenti a farvi conoscere la vera magia. Ora, più che mai, stringete fra le mani quella fredda neve, cosa importa se brucia, quante volte lo rifarete con tanta intensità? Il Natale sono mille momenti magici in uno, mille emozioni riversate in una parola. Ogni Natale è sempre più magico, quante volte non imprimiamo ogni nostra emozione, ogni nostro desiderio in ogni pallina che fissiamo all’albero? Quante volte promettiamo a noi stessi che, con lo scorrere via della neve, non solo le strade rimarranno più pulite, non solo l’aria rimarrà più pura, ma anche la nostra vita cambierà in meglio, daremo il massimo di noi in ogni nostro impegno e cercheremo di non rifare gli stessi sbagli? Ce lo promettiamo sempre. Il Natale è anche una grande possibilità per mostrare la nostra umanità. Ora che tutti noi abbiamo in comune questa bianca benedizione, ora che tutti cerchiamo lo stesso conforto e lo stesso calore, perché non essere buoni e correggere i nostri sbagli con la carità? La carità non è solo beni materiali, è anche un sorriso, una stretta di mano e un caldo abbraccio. Il bello del Natale è che, voltandosi indietro, tutto ci sembra più lontano. Del Natale è importante saper custodire ogni sua meraviglia dentro di noi, cosi facendo ci farà crescere piano, senza farci perdere il minimo frammento dei nostri sogni. Per godersi veramente il Natale, dovete credere ancora in Babbo Natale! Se non credete in quella sua figura cicciona avvolta in quel raggiante vestito rosso con quella lunghissima barba, dovete credere almeno nel messaggio che trasmette: fede, fiducia nel prossimo e amore familiare, ma soprattutto speranza in qualcosa che arriva, dopo tutto questo tempo che continua a scorrerci fra le dita!

Vi auguro buon Natale, insieme alle vostre famiglie e con i vostri cari, godetevi ogni momento di gioia che questo momento vi riserverà!

Un caldo abbraccio, Daniel Sarban.

Caro Babbo Natale

pubblicato da FiloSottile il 22 dicembre 2010

Caro Babbo Natale,

Vorrei dirti che quest’anno non mi sono comportata affatto bene, anzi ho combinato molti disastri. Non mi accorgevo nemmeno di quello che facevo. E adesso che so come sono come sono andate a finire le cose, non mi pento di quello che ho fatto! Ho sbagliato e ho imparato, forse.

Però il regalo volevo chiedertelo lo stesso! Potrei sembrare egoista anzi, lo sono. Quest’anno vorrei chiederti se mi aiuti a dimenticare tutte le cose negative del 2010: lo sguardo schifato dell’amica che ho tradito, il silenzio di mio fratello, quelle che erano le mie ‘’amiche’’ (che mi hanno ripudiata con la stessa facilità con cui si mangia una caramella alla fragola), la scomparsa di persone importanti, il ragazzo che mi ha illusa; in pratica, la maggior parte dei miei ricordi! Io mi metterò di impegno per darti una mano a esaudire questo mio desiderio! Ci ho già provato, sai? Ma ogni singola cosa mi ricorda tutto, mi ricorda i sorrisi, gli abbracci, i baci, i colori, i profumi, i pianti, le cattiverie e le risa! Continuo a ricevere piccoli colpi, che rendo invisibili agli occhi di tutti, ma che io sento. Tanto lo sanno tutti che «il problema del tempo è che prima o poi finisce».

Ti ringrazio per aver letto la mia lettera. Spero non ti sia annoiato troppo. Auguri di buon Natale, caro Babbo Natale.”

Ashley